Lo Studio
Una storia iniziata a Brescia nel 1987
Bertoncelli e Figli nasce come studio di architettura e design degli interni nel 1987, quando Giancarlo Bertoncelli lasciò uno studio milanese per tornare a Brescia e aprire uno spazio tutto suo in via Triumplina. All'epoca il quartiere era ancora una zona di transizione, con capannoni dismessi accanto a villette anni Sessanta, e quella mescolanza di vecchio e nuovo finì per diventare una specie di manifesto involontario del lavoro che lo studio avrebbe fatto nei decenni successivi.
Oggi lo studio è condotto insieme ai figli Marta e Davide, entrambi architetti. Marta si è formata al Politecnico di Milano e ha lavorato tre anni a Rotterdam prima di rientrare. Davide ha seguito un percorso più orientato all'ingegneria strutturale, con una tesi sulla riqualificazione degli edifici produttivi lombardi. La somma di queste tre traiettorie diverse si sente nel modo in cui affrontiamo ogni progetto: nessuna linea estetica imposta dall'alto, ma una conversazione continua tra chi costruisce, chi abita e chi progetta.
Come lavoriamo: dal primo sopralluogo alla consegna
Il primo appuntamento si fa sempre sul posto, non in ufficio. Vogliamo vedere la luce a quell'ora del giorno, capire come entra, dove si blocca, che odore ha lo spazio. È una cosa che Giancarlo ha sempre fatto e che non abbiamo mai smesso di fare nemmeno quando i cantieri erano lontani, come nel caso di una ristrutturazione a Gargnano nel 2019 o di un appartamento a Verona nel 2022.
Dopo il sopralluogo produciamo un rilievo accurato, spesso integrato con scansione laser per gli ambienti più complessi. Da quel punto in poi il progetto si sviluppa in fasi abbastanza classiche: progetto preliminare, definitivo, esecutivo, direzione lavori. Non saltiamo passaggi. Ogni variante viene documentata e condivisa con il cliente prima di diventare operativa. Questa abitudine ci ha evitato molti malintesi negli anni, soprattutto nei cantieri con più imprese coinvolte in contemporanea.
I materiali che preferiamo
Non abbiamo un catalogo fisso di materiali. Dipende sempre dal contesto. Detto questo, negli ultimi anni abbiamo lavorato molto con il cotto recuperato da demolizioni bresciane e bergamasche, il cemento levigato a mano, il legno di rovere con finitura a olio naturale e lastre di pietra di Botticino, che è praticamente di casa qui. Per gli ambienti residenziali contemporanei spesso proponiamo intonaci a base di calce con pigmenti naturali: richiedono più tempo di posa, ma il risultato invecchia meglio di qualsiasi vernice lavabile.
Residenziale e commerciale: due mondi che si parlano
Circa il sessanta percento dei nostri progetti riguarda abitazioni private, dagli appartamenti nei palazzi storici del centro di Brescia alle ville sul lago di Garda. Il restante quaranta percento è commerciale e uffici: abbiamo seguito l'allestimento di spazi di coworking, showroom, ristoranti e negozi. Questa doppia esposizione ci ha insegnato molto. Il dettaglio funzionale che funziona in un ufficio spesso migliora anche una cucina domestica, e viceversa. Il modo in cui la luce artificiale viene gestita in un ristorante ha cambiato il nostro approccio all'illuminazione nelle zone giorno delle abitazioni.
Nel 2021 abbiamo completato la ristrutturazione di un palazzo del Settecento nel centro storico di Brescia, in collaborazione con la Soprintendenza. Quarantadue settimane di cantiere, tre imprese coordinate, affreschi da consolidare e un impianto di riscaldamento da integrare senza toccare i soffitti originali. È stato uno dei lavori più complicati della nostra storia e anche uno dei più formativi.
Il team e i collaboratori
Oltre alla famiglia Bertoncelli, lo studio conta oggi su quattro architetti junior e una figura amministrativa. Collaboriamo stabilmente con un ingegnere strutturista, uno studio di impiantistica con sede a Lumezzane e una grafica che segue le presentazioni ai clienti e la documentazione fotografica dei cantieri ultimati. Non abbiamo una rete di fornitori esclusiva: preferiamo scegliere artigiani e imprese caso per caso, privilegiando chi lavora entro un raggio di ottanta chilometri da Brescia quando possibile.
Perché Brescia
Giancarlo avrebbe potuto restare a Milano nel 1987. Non lo ha fatto perché credeva che Brescia avesse un tessuto produttivo e culturale capace di generare lavoro interessante, e aveva ragione. La città ha una tradizione costruttiva seria, artigiani competenti, una committenza privata che spesso sa quello che vuole e non ha paura di investire in qualità. In trentasette anni abbiamo visto il territorio cambiare molto, e siamo contenti di aver contribuito, anche in piccola parte, a definire come certi spazi di questa città si vedono oggi.